40 anni dalla Strage di Bologna, una delle 85 vittime era rossanese

Bologna – La mattina del 2 agosto 1980, alla principalissima stazione ferroviaria Centrale, la gente si muoveva frettolosamente e la sala d’aspetto era affollatissima. C’era chi stava partendo, chi stava tornando dalle vacanze estive, molti andavano al lavoro. Erano le 10:25 quando una bomba nascosta all’interno di una valigia scoppiò. La deflagrazione fu fortissima, i soccorritori giunti sul posto trovarono cumuli di macerie, tante vittime e persone in stato confusionale. Bologna e l’Italia intera furono colpite da un’immane sciagura. Nell’attentato morirono ottantacinque persone che per caso si trovavano lì. Tra le vittime ci fu anche una signora rossanese che si stava recando in Trentino Alto Adige per trascorrere le vacanze estive con due dei suoi tre figli. Era giunta alla stazione dopo aver viaggiato di notte con la figlia Giuditta: la signora, 80 anni, si chiamava Maria Idria Avati ed era coniugata in Gurgo. Il treno aveva fatto due ore di ritardo e i passeggeri scesero dal treno solo verso le 10,00. La figlia lasciò la madre nella sala d’aspetto e andò a rinfrescarsi in bagno. Al ritorno trovò tutto in frantumi.
Si tratta del più grave atto terroristico avvenuto nel Paese nel secondo Dopoguerra, da molti indicato come uno degli ultimi atti della strategia della tensione. Come esecutori materiali furono individuati dalla magistratura alcuni militanti di estrema destra, appartenenti ai Nuclei Armati Rivoluzionari ma ancora oggi non si conoscono i mandanti. 
Antonio La Banca

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